La notte tra l’8 ed il 9 agosto di cento anni fa un italiano, il Tenente degli Alpini Alessandro Tandura, dell’Ufficio Informazioni dello Stato Maggiore del Regio Esercito, si faceva lanciare in abiti borghesi dietro le linee austriache per poter svolgere attività di informazione sulla disposizione delle forze nemiche in previsione della nostra controffensiva sul Piave. Aveva iniziato la guerra da semplice soldato ed era stato più volte ferito rinunciando alla convalescenza per tornare al fronte. Senza nessun previo addestramento specifico si faceva lanciare dalla botola di un aereo Pomilio pilotato dal Maggiore canadese Barker e dal Capitano inglese Wedgwood come navigatore. Opererà per tre lunghi mesi dietro le linee nemiche raccogliendo e trasmettendo al Comando Supremo preziose informazioni e organizzando gruppi di militari italiani alla macchia che comanderà nel momento della nostra offensiva finale. Sarà decorato con la Medaglia d’Oro e morirà a Mogadiscio nel 1937. In guerra aveva ricevuto anche quattro Medaglie d’Argento e tre di Bronzo al Valor Militare e cinque Croci di Guerra al merito. Il figlio Luigino morirà eroicamente in combattimento come partigiano della Brigata Osoppo e sarà anche lui decorato di Medaglia d’Oro al Valor militare. È doveroso ricordare che quello di Tandura fu in assoluto il primo lancio di guerra al mondo ed anche il primo lancio di un informatore con il paracadute. Onore a Lui

