Caro italiano, che da turista vai in Istria, a Pola, a Rovigno, a Cittanova…desidero raccontarti ciò che avvenne 72 anni fa. Dopo aver letto, tra un bagno e l’altro ricorda, se vuoi , di portare un fiore a coloro che sono morti perché volevano continuare ad essere italiani come te, come noi.
Italianità dell’Istria ormai volgeva tristemente al suo epilogo essendo occupata sin dalla fine della guerra dalle truppe slave; ma non Pola, ancora sotto il controllo britannico.
Proprio 72 anni fa sulla spiaggia di Vergarolla si doveva tenere la tradizionale regata dei canottieri della Pietas Julia. L’evento rappresentava, soprattutto in quei tempi non facili, un momento di aggregazione per la popolazione e anche un momento di fierezza per essere sempre e comunque italiani.
La spiaggia era, come sempre, affollata solo da moltissime famiglie italiane e vi erano naturalmente anche molti bambini, ansiosi di poter trascorrere finalmente momenti di gioia e di allegria. Ma così non fu: alle 14.10 circa la terra tremò per terribili esplosioni ed i vetri delle case di Pola andarono in frantumi, cosi come le speranze di mantenere Pola in territorio italiano. Trentadue tra mine antisbarco e bombe di profondità (quasi dieci tonnellate di esplosivo), poste ai bordi dell’arenole e messe in sicurezza, ritenute innocue a seguito dell’asportazione dei detonatori, vennero fatte invece esplodere.
Quegli ordigni avrebbero dovuto essere innocui e per esplodere AVREBBERO DOVUTO ESSERE RIATTIVATI… E così fu!! Fu una strage; delle tante famiglie che popolavano in allegria la spiaggia rimasero solo cadaveri straziati, dolore e lacrime. 74 furono i corpi identificati, anche da una fede nuziale o da una scarpetta, come accadde per uno dei due piccoli figli del Dott. Micheletti; altre decine di sventurati non furono mai identificati, forse perché italiani scappati all’occupazione slava di altre città dell’Istria e mai registrati a Pola.
Secondo il dottor Geppino Micheletti, medico che da subito intervenne per prestare i soccorsi e operò fino a tarda sera tutti i feriti gravi, anche dopo aver saputo che i suoi figli Carlo e Renzo erano stati spazzati via dall’esplosione, i morti sarebbero tra i 116 e 120, di cui oltre un terzo bambini.
SI TRATTÒ DI UNA STRAGE PER DISTRUGGERE L’ITALIANITÀ DA SEMPRE PRESENTE A POLA E IN TUTTA L’ISTRIA. Fu distrutto lo spirito di chi da sempre italiano voleva manifestare l’appartenenza alla propria Nazione.. fu eliminato lo spirito della popolazione e massacrata la speranza in un futuro italiano.
I colpevoli non furono mai scoperti, protetti da muri di omertà, anche se le testimonianze su chi VERAMENTE FU RESPONSABILE non mancano come chi vide degli slavi che festeggiavano e brindavano alla strage in giorno dopo, o il biglietto lasciato dal partigiano slavo Ivan Brljafa il quale, prima di suicidarsi negli anni ’70, ammise le sue responsabilità. Ultima, ma non per fatto di importanza, la testimonianza negli anni ’90 del braccio destro di Tito, Milovan Gilas:”Nel 1946 io ed Edvard Kardelj andammo in Istria a organizzare la propaganda anti-italiana… bisognava indurre gli italiani ad andare via con pressioni di ogni tipo e così fu fatto”….
Di questa strage, forse la più crudele mai perpetrata in tempo di pace su civili italiani, non se ne parla mai; nessuno vuole raccontare, nessuno sa o si interessa.
Ricordiamoli con un fiore.

